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Nicotina in gravidanza e Adhd. Nuovo studio supporta il legame

1 marzo - Un nuovo studio USA aggiunge ulteriori evidenze al possibile legame tra status di fumatrice della mamma e sviluppo del deficit dell’attenzione/iperattività da parte del bambino. A differenza dei lavori precedenti, nello studio pubblicato da Pediatrics i ricercatori hanno lavorato su database dedicati. 

(Reuters Health) – Un nuovo studio pubblicato su Pediatrics sostiene che le donne in gravidanza che presentano elevati livelli di nicotina nel sangue hanno più probabilità di partorire bambini che svilupperanno il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD). Anche se non è stato il primo studio a rilevare un’associazione tra ADHD e esposizione in utero alla nicotina, le precedenti ricerche si sono basate sulle autosegnalazioni delle madri del fumo di sigarette piuttosto che su vere misurazioni della cotinina, il prodotto della degradazione della nicotina, nel sangue della madre.

Lo studio 
Per osservare la presenza di un collegamento tra ADHD e nicotina, i ricercatori hanno attinto a due database finlandesi, di cui uno aveva i campioni di sangue delle future madri e l’altro teneva traccia dei bambini che avevano sviluppato il disturbo. “In un ampio campione nazionale abbiamo riscontrato che le madri che avevano fumato durante la gravidanza, soprattutto quelle molto dipendenti dal fumo, avevano figli con un rischio piuttosto elevato di ADHD”, dice l’autore principale dello studio, Alan S. Brown, professore di psichiatria ed epidemiologia alla Columbia University di New York.
“Abbiamo ottenuto questo risultato dopo aver controllato molte variabili potenzialmente responsabili dell’associazione”.

Un rapporto del Governo USA del 2018 ha stimato nel 7,2% il tasso delle fumatrici che hanno partorito nel 2016, continuando a fumare in gravidanza. In Finlandia, la percentuale è simile, osservano Brown e colleghi. I ricercatori hanno potuto raccogliere dati sui livelli di nicotina delle donne in gravidanza presso la Finish Maternity Cohort, che conserva campioni di siero raccolti all’inizio della gravidanza di 950.000 donne finlandesi. Hanno poi analizzato dati  relativi a1.079 bambini nati tra il 1998 e il 1999 che avevano ricevuto diagnosi di ADHD e 1.079 controlli appaiati per età che non presentavano la condizione.

I campioni di siero delle madri di questi bambini sono stati testati per verificare la presenza di cotinina. Oltre a questi dati, i ricercatori sono riusciti a raccogliere informazioni sui genitori, incluse eventuali diagnosi di ADHD, storia psichiatrica e abuso di sostanze.
 
 
Le evidenze 
Lo studio ha scoperto che le madri di bambini con diagnosi di ADHD avevano un livello medio di cotinina nel sangue più che raddoppiato rispetto a quello delle madri dei soggetti di controllo. I livelli in aumento di cotinina nei campioni delle donne erano associati a un rischio aumentato di ADHD nei figli, anche dopo aver considerato lo status socioeconomico dei genitori, la presenza di patologie mentali nei genitori e il peso dei bambini alla nascita.

Dividendo le coppie madre-bambino in tre gruppi a seconda dei livelli di cotinina nel sangue delle madri, i ricercatori hanno stabilito che quelle che presentavano la maggiore esposizione alla nicotina avevano 2,21 volte più probabilità di avere un figlio con ADHD rispetto a quelle con i livelli minimi di esposizione alla sostanza. Quando i ricercatori hanno diviso le coppie in 10 gruppi, hanno riscontrato che le donne con la maggiore esposizione presentavano 3,34 volte probabilità in più di avere un figlio con tale disturbo.

Brown non è certo del modo in cui il fumo della madre influisca sul rischio del figlio di ADHD, ma afferma che “possiamo fare delle ipotesi perché sappiamo che la nicotina attraversa la placenta e negli studi sugli animali. Questo è correlato a un’aumentata attività motoria”.

I commenti 
“Si tratta di un lavoro prezioso e ritengono che contribuirà alla letteratura in questo campo, innanzitutto mostrando una misura biologica dei livelli sierici di cotinina rispetto alle autosegnalazioni per valutare l’esposizione prenatale alla nicotina”, dice Christopher Hammond, assistente di psichiatria della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, non coinvolto nello studio. “Un elemento convincente del nuovo rapporto è la scoperta che il rischio di ADHD aumenta con l’aumentare dei livelli di esposizione alla nicotina. Altri studi non hanno mostrato questa risposta correlata alla dose allo stesso modo. I modelli animali hanno indicato che la nicotina colpisce i circuiti cerebrali in via di sviluppo, determinando una minore connettività tra le regioni del cervello associate ad attenzione e regolazione emotiva e quelle coinvolte nella ricompensa e nell’elaborazione delle emozioni. Questi studi hanno suggerito l’esistenza di una sorta di compromissione del controllo top-down sulle risposte di ricompensa e sui centri di elaborazione delle emozioni”.

Fonte: Pediatrics 2019
 
Linda Carroll
 

 

 

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