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Spesa sanitaria. Eurostat certifica gap negativo tra Italia e i maggiori partner UE: spendiamo il 68% in meno della Germania, il 47% in meno della Francia e il 19% in meno del Regno Unito

5 dicembre - I dati sono riportati a parità di potere d'acquisto e calcolati a livello pro capite, comprendendo sia la spesa sanitaria pubblica che quella privata. Il gap persiste anche se si prende in esame l'incidenza della spesa sul Pil che ci vede solo al 12° posto nella UE a 28 Paesi. 

Gli ultimi dati sulla spesa sanitaria di Eurostat relativi al 2016 e pubblicati pochi giorni fa confermano il gap esistente tra gli indici di spesa italiani e quelli dei nostri maggiori partner europei.
 
I dati, relativi al complesso della spesa (sia pubblica che privata), mostrano infatti una differenza notevole soprattutto se si calcolano a livello di spesa pro capite a parità di potere d’acquisto: i nostri 2.450 euro a testa devono infatti confrontarsi con i 4.128 della Germania, i 3.622 della Francia e i 2.914 del Regno Unito.
 
Ma il confronto ci penalizza, e in alcuni casi ancora di più, anche con molti altri Paesi, come Austria, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda, Belgio e Finlandia che hanno tutti valori di spesa procapite standardizzata più alti del nostro.
 
Considerando tutti i Paesi della Ue a 28, l’Italia si colloca comunque in media e si assesta al 12° posto in classifica, sempre considerando la spesa procapite a parità di potere d’acquisto.
 
Eurostat offre anche altri dati (vedi tabelle) comprendenti la spesa totale in valori assoluti (anche questa consultabile a parità di potere d’acquisto) e l’incidenza sul Pil della spesa sanitaria complessiva.
 
Quest’ultimo indicatore mostra un’incidenza in Italia dell’8,94% (in ribasso rispetto all’8,99% del 2015) collocando il nostro Paese anche in questo caso al 12° posto in classifica.

La maggiore incidenza si registra in Francia con l’11,54%, seguita dalla Germania con l’11,14%, dal Regno Unito con il 9,73% e anche se di pochissimo dalla Spagna con l’8,97 per cento.

Assieme a queste la classifica vede sopra l’Italia anche Svezia, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia e Portogallo, mentre la media Ue è dell’8,39%, sempre comprendendo i paesi dell’Est che tranne la Bulgaria all’8,23% sono tutti al di sotto dell’8% (con la Romania fanalino di coda al 5%), ma anche rispetto al procapite Lussemburgo (6,16%) e Irlanda (7,38%).

 

 

 

 

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