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Stop alle ricette farmaceutiche incomprensibili. Ecco le raccomandazioni del Ministero della Salute per evitare errori nella gestione del farmaco sia in ospedale che nel territorio

19 dicembre - L’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli, sebbene sia prassi comune durante la gestione del farmaco in ospedale e sul territorio, può causare errori e danni ai pazienti. Così il Ministero della Salute ha deciso di pubblicare un documento per promuovere l'adozione di un linguaggio comune tra medici, farmacisti e infermieri. LA RACCOMANDAZIONE 

Ricette illeggibili, prescrizioni telefoniche, utilizzo di abbreviazioni, sigle e simboli ‘personalizzati’ possono creare danni nella gestione di una terapia farmacologica. A molti sarà sicuramente capitato di dover 'decriptare' quanto scritto in una ricetta ma non sempre si è in grado di decifrarla correttamente. E in quel caso son dolori. Il Medmarx reporting system americano ha rilevato che il 4,7% dei 643.151 errori riferiti, tra il 2004 e il 2006, da 682 strutture sanitarie statunitensi erano riconducibili all’utilizzo di abbreviazioni. Altri studi hanno evidenziato che la maggior parte degli errori in terapia si verificano durante la prescrizione e riguardano il confondimento tra farmaci con nomi o pronuncia simili oppure tra unità di misura e dosaggi.
 
E per questo motivo è sceso in campo il Ministero della salute che ha deciso allo scopo di migliorare la sicurezza dei pazienti, il ministero della Salute ha emanato la Raccomandazione n. 18, che fornisce indicazioni per prevenire gli errori in terapia conseguenti all’utilizzo di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli (non standardizzati) e promuovere l'adozione di un linguaggio comune tra medici, farmacisti e infermieri.
 
“Gli errori – evidenzia il Ministero - conseguenti all’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli possono interessare tutte le fasi di gestione del farmaco in ospedale e sul territorio. Una brutta grafia, ad esempio, può rendere difficile la comprensione di una prescrizione e causare errori nella dispensazione e nella somministrazione di una terapia farmacologica.
 
La prescrizione, tuttavia, risulta essere particolarmente critica, soprattutto la prescrizione verbale (compresa quella telefonica), che sebbene sconsigliata, viene tuttora utilizzata in alcune situazioni di emergenza/urgenza. Scrivere, ad esempio, il nome del principio attivo abbreviato invece che per esteso può portare a scambiare farmaco, oppure "1,0 mg" (invece che "1 mg") può essere confuso con 10 mg”.
 
Per “standardizzare” l’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli, la Raccomandazione ministeriale prevede che le Regioni e le Province Autonome coordinino l’elaborazione di una procedura da far adottare ad ogni Azienda sanitaria e ne monitorino l’applicazione.
Le Aziende sanitarie, che già dispongono di una procedura sull’argomento, provvedono ad aggiornarla, in accordo con le Regioni e le Province Autonome, facendo riferimento ai contenuti della presente Raccomandazione.
La procedura deve riportare le informazioni su abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli da “non utilizzare” e su ciò che va utilizzato in loro vece.
 
Di seguito una Tabella con le indicazioni che devono essere prese in considerazione nella elaborazione o aggiornamento della procedura aziendale, alcune delle quali già comprese nelle Raccomandazioni ministeriali (n.1, n.7, n.12, n.14, n.17) per la prevenzione degli errori in terapia.

 

 

 

 

La Raccomandazione sottolinea inoltre che "le Aziende sanitarie devono informare gli operatori sanitari sui possibili errori in terapia associati all’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli, e prevedere un’attività costante di formazione sull’argomento nonché monitorare gli interventi intrapresi".
 
"È poi necessario intervenire sui processi di comunicazione che intercorrono tra i diversi ambiti di cura e tra operatori sanitari e tra questi e pazienti/caregiver. Una fluida e trasparente comunicazione, in ospedale e sul territorio, tra Farmacisti e Medici di medicina generale (MMG) e Pediatri di libera scelta (PLS) nonché un linguaggio, condiviso anche nei prontuari, nei documenti e nei glossari regionali, - si legge nella Raccomandazione -  rappresentano uno strumento fondamentale nella prevenzione degli errori in terapia".
 
Viene poi rimarcato come sia "doveroso offrire al paziente o ai caregiver indicazioni scritte, circa le modalità di assunzione e somministrazione delle terapie farmacologiche, che siano chiare, complete e prive di abbreviazioni, specialmente all’atto della dimissione, assicurandosi, per quanto possibile, che siano comprese".
 
Tutto il processo di gestione del farmaco in ospedale dovrebbe essere informatizzato e collegato all’anagrafica dei ricoveri. "Nello specifico- si legge ancora nella Raccomandazione - dal momento che la prescrizione informatizzata abbatte drasticamente gli errori, bisogna disporre di sistemi informatizzati dotati di apposita legenda che aiutino, qualora si utilizzi ad esempio, un acronimo, ad evidenziarne il significato (in base a quanto stabilito da Aziende sanitarie, Regioni e Province Autonome)".
 
"Analogamente, anche negli studi/ambulatori dei Medici di medicina generale e dei Pediatri di libera scelta e nelle Farmacie di comunità sono necessarie tecnologie che tengano conto di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli “standardizzati” per assicurare (nel rispetto della privacy e della specifiche competenze professionali) la trasmissione e la conoscenza dei dati relativi alla terapia farmacologica e per garantire una completa presa in carico del paziente, la continuità ospedale-territorio, l’implementazione del fascicolo elettronico e il processo della “Riconciliazione farmacologica”".
 
Il ministero sottolinea poi che "vanno prese in considerazione anche le modalità di integrazione delle informazioni contenute nella cartella clinica informatizzata, nella ricetta elettronica, nei Prontuari regionali e aziendali" e che "si devono prevedere indicazioni anche per l’uso di app mediche se incluse nella procedura aziendale".

 

 

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