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Trattare la vaginosi batterica non impedisce parti pretermine

5 novembre - Il trattamento della vaginosi batterica con antibiotici non riduce le possibilità che si verifichi un parto pretermine. Questa evidenza emerge da un ampio trial durato cinque anni e condotto da ricercatori francesi. I risultati sono stati pubblicati da The Lancet. 

(Reuters Health) – Secondo uno studio francese pubblicato da The Lancet, le donne in gravidanza asintomatiche e senza una storia di parto precoce non hanno bisogno di essere sottoposte a screening o trattamento per vaginosi batterica al fine di evitare una nascita pretermine del loro bambino.
 
“Il messaggio principale del nostro lavoro è proprio questo: lo screening sistematico delle donne in gravidanza e il trattamento della loro vaginosi batterica con antimicrobici non impedisce la nascita pretermine – dice Rodrigue Dessein dell’Universitaire di Lille e autore principale dello studio – Dovrebbe essere riconsiderato l’uso di antibiotici per prevenire il parto prematuro nelle donne con una gravidanza a basso rischio che hanno una vaginosi batterica”.
 
Lo studio. Dessein e colleghi hanno condotto in 40 centri medici il trial in doppio cieco PREMEVA con donne incinte con vaginosi batterica. L’outcome primario di studio era un aborto spontaneo tardivo (dalla 16° alla 21° settimana) o un parto spontaneo estremamente precoce (dalla 22° alla 32° settimana).

Per circa cinque anni, i ricercatori hanno esaminato 84.530 donne incinte prima della 14° settimana di gestazione. Delle 5.630 alle quali è stata diagnosticata una vaginosi batterica, 3.105 hanno preso parte allo studio. Le 2.869 donne con gravidanza a basso rischio sono state assegnate a uno di questi tre gruppi: 943 hanno ricevuto clindamicina a dose singola, 968 hanno ricevuto clindamicina a dose tripla e 958 placebo. Le 236 donne con gravidanza ad alto rischio sono state così ripartite: 122 hanno ricevuto clindamicina a dose singola e 114 clindamicina a dose tripla.

I risultati. Tra le gravidanze a basso rischio, l’outcome primario si è verificato nell’1,2% delle donne trattate con clindamicina e nell’1% di quelle in placebo (rischio relativo 1,10; p = 0,82). Tra le gravidanze ad alto rischio, l’outcome primario si è verificato nel 4,4% delle partecipanti al gruppo con clindamicina a tripla dose e al 6% di quelli nel gruppo a clindamicina a dose singola (rr 0,67; p = 0,47). Non sono stati segnalati eventi avversi gravi in nessun gruppo, e gli esiti avversi fetali e neonatali sono risultati simili in entrambi i gruppi di gravidanza ad alto rischio.
 

Fonte: Lancet 2018

Lorraine L. Janeczko

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

 

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