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Per una percentuale variabile tra il 5 e 10% dei neonati si richiede una forma attiva di sostegno

10 ottobre - Il dato emerso al congresso nazionale della Società italiana di neonatologia. Si stima che la rianimazione neonatale correttamente eseguita possa salvare nel mondo circa 700.000 vite ogni anno.

Circa il 5-10% di tutti i neonati richiede una forma attiva di sostegno nel momento di passaggio alla vita extrauterina e circa l’1% ha bisogno di essere ventilato subito dopo la nascita. Si stima che la rianimazione neonatale correttamente eseguita possa salvare nel mondo circa 700.000 vite ogni anno.
 
Allo scopo di fotografare la situazione relativa alle pratiche di rianimazione neonatale in Italia e in Europa, la Union of European Neonatal and Perinatal Societies (UENPS), in collaborazione con la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ed il suo Gruppo di Studio di Rianimazione Neonatale, ha realizzato una Survey, che rappresenta il punto di partenza per la creazione di un network collaborativo, italiano ed europeo. I risultati dell’indagine, presentati in occasione del XXVI Congresso Nazionale della SIN permetteranno di rilevare i punti comuni, le differenze e le tendenze tra i neonatologi, i pediatri e tutte le figure professionali sanitarie coinvolte.

I dati, raccolti dal 1 febbraio al 1 luglio 2020 e relativi ai punti nascita dei centri di II livello, si basano su un questionario, inviato a tutti i Direttori delle Terapie Intensive Neonatali (TIN) italiane dotate di punto nascita. La risposta è stata del 92.5% (111/120) dei centri, con una media del numero di parti di 1.634. Solo l’11% era sotto i 1000 parti.

Dai risultati è emerso che, in previsione della nascita di un bimbo estremamente prematuro o con patologie diagnosticate prima del parto, nel 90% dei centri viene programmato di routine un incontro con i genitori, come suggerito dalle linee guida vigenti. Nel 62% dei centri il team di rianimazione è presente a tutti i parti, a rischio e non.
 
Tra i centri intervistati, il clampaggio posticipato del cordone ombelicale è applicato per il 95% nei nati a termine da parto vaginale, per il 67% nei nati a termine da taglio cesareo elettivo e per il 26% nei nati a termine da taglio cesareo in emergenza.

 

Per i neonati moderatamente pretermine (33-36 settimane), invece, il clampaggio posticipato del cordone ombelicale è applicato nell’81% dei centri per i nati da parto vaginale, nel 52% dei centri per i nati da taglio cesareo. Nel 17% dei centri è possibile effettuare una rianimazione completa a cordone ombelicale integro, per mezzo di un apposito carrello per la rianimazione neonatale adeguatamente attrezzato.

Il 98% dei centri italiani intervistati ha in Sala Parto l’attrezzatura appropriata (miscelatore aria/ossigeno e saturimetro); il 91% utilizza di routine il sistema a T, lo strumento più idoneo per la ventilazione del neonato ed il 90% ha in dotazione una maschera laringea, uno strumento alternativo salva-vita per gestire i casi particolarmente difficili.

Parte integrante della rianimazione del neonato, così come del bambino e dell’adulto, è anche il rilevamento della frequenza cardiaca (FC). Negli ultimi anni il rilevamento della FC alla nascita è stato oggetto di numerosi studi in neonatologia. Vi sono diversi modi per valutare la FC, l’utilizzo di un fonendoscopio e la palpazione alla base del cordone ombelicale sono sicuramente i più utilizzati. Le linee guida più recenti suggeriscono che l’utilizzo di un elettrocardiografo (monitor ECG) con soli tre elettrodi, molto semplice da utilizzare, può avere dei vantaggi importanti nel monitoraggio della FC durante la rianimazione neonatale. La Survey della SIN ha documentato che circa la metà dei centri italiani di II livello utilizza l’ECG “semplificato” in Sala Parto.  

 

 

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