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Istat. Nuovo record negativo per la natalità: “Nel 2019 quasi 20mila in meno rispetto all’anno prima”. Lorenzo e Sofia i nomi preferiti

9 gennaio - Continuano a diminuire i nati: nel 2019 sono 420.084, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156 mila in meno nel confronto con il 2008. A diminuire sono soprattutto i nati da genitori entrambi italiani: 327.724 nel 2019, oltre 152 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna continua a scendere: 1,27 per il complesso delle donne residenti (1,29 nel 2018 e 1,46 nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità). IL RAPPORTO

Continuano a diminuire i nati in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat pubblicati oggi nel 2019 sono 420.084, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156 mila in meno nel confronto con il 2008.
 
A diminuire sono soprattutto i nati da genitori entrambi italiani: 327.724 nel 2019, oltre 152 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna continua a scendere: 1,27 per il complesso delle donne residenti (1,29 nel 2018 e 1,46 nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità).
 
Per l’Istat “si tratta di un fenomeno di rilievo, in parte dovuto agli effetti strutturali indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni”.
 
“In questa fascia di popolazione – prosegue Istat - le donne italiane sono sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l’effetto del cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995”.
 
La fecondità delle cittadine italiane verso il minimo storico
Nel 2019 le donne residenti in Italia hanno in media 1,27 figli (1,29 nel 2018), accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo relativo di 1,46. Per trovare livelli di fecondità così bassi bisogna tornare indietro ai primi anni duemila.
 
Tuttavia, in quegli anni la tendenza indicava un recupero dell’indicatore dopo il minimo storico di 1,19 figli per donna registrato nel 1995, recupero attribuibile in larga misura al crescente contributo delle donne straniere. Nel 2003, ad esempio, la fecondità delle straniere era pari a 2,52 figli per donna, rispetto al valore di 1,98 dell’anno più recente, in leggero aumento rispetto al 2018 (1,94).
 
Si conferma al Nord il primato dei livelli più elevati di fecondità riferito al totale delle residenti (1,30 nel Nord-ovest e 1,32 nel Nord-est), soprattutto nelle Province Autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,71 e 1,42), in Valle d’Aosta (1,31) e Lombardia (1,33).
 
Nel Mezzogiorno i livelli di fecondità restano stazionari rispetto all’anno precedente, attestandosi su 1,26 figli per donna, mentre al Centro il livello di fecondità è sceso da 1,23 a 1,19. A livello regionale, la Sardegna continua a presentare il più basso livello di fecondità (1,00), ancora in diminuzione rispetto al 2018 (1,02). Le differenze territoriali nella fecondità totale sono spiegate dal diverso contributo delle donne straniere: 2,1 al Nord, 1,78 al Centro e a 1,86 al Mezzogiorno.
 
In media si diventa madri a 31,3 anni
Le donne residenti in Italia hanno accentuato il rinvio dell’esperienza riproduttiva verso età sempre più avanzate; rispetto al 1995, l’età media al parto aumenta di oltre due anni, arrivando a 32,1 anni; in misura ancora più marcata cresce anche l’età media alla nascita del primo figlio, che si attesta a 31,3 anni nel 2019 (3,3 anni in più rispetto al 1995). Le regioni del Centro sono quelle che presentano il calendario più posticipato (32,5 anni). Le madri residenti nel Lazio hanno un’età media al parto pari a 32,6 anni, superate solo da quelle della Basilicata e della Sardegna (con un valore di 32,8 anni entrambe).
 
Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri
“A partire dagli anni duemila – prosegue l’Istituto di statistica - l’apporto dell’immigrazione, con l’ingresso di popolazione giovane, ha parzialmente contenuto gli effetti del baby-bust; tuttavia, l’apporto positivo dell’immigrazione sta lentamente perdendo efficacia man mano che invecchia anche il profilo per età della popolazione straniera residente”.
 
Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (12.215 nati nel 2019), seguiti da marocchini (8.687), albanesi (6.684) e cinesi (3.121). Queste quattro comunità rappresentano quasi la metà del totale dei nati stranieri (49,3%).
 
L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è notoriamente molto più elevata nelle regioni del Nord (21,2% nel Nord-est e 21,1% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,4%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (6,1% al Sud e 5,3% nelle Isole).
 
Nel 2019 è di cittadinanza straniera un nato su quattro in Emilia-Romagna (25%), il 22% dei nati in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo (10%).
 
Leonardo e Sofia i nomi preferiti dai neogenitori
Sulla base delle informazioni contenute nella rilevazione degli iscritti in anagrafe per nascita, l’Istat elabora la distribuzione dei nomi maschili e femminili più frequenti nel 2019.
 
A livello nazionale, il nome Leonardo mantiene il primato conquistato nel 2018, mentre Francesco, anche quest’anno si conferma al secondo posto. In terza posizione, Lorenzo scalza Alessandro che scende al quarto posto. Per quanto riguarda i nomi femminili rimane in prima posizione Sofia, ma si rileva uno scambio sul podio tra Aurora che sale al secondo posto dal terzo, quest’anno occupato da Giulia.
 
Nonostante ci siano oltre 27 mila nomi diversi per i bambini e quasi 26 mila per le bambine (includendo sia i nomi semplici sia quelli composti), la distribuzione del numero di nati secondo il nome rivela un’elevata concentrazione intorno ai primi 30 in ordine di frequenza, che complessivamente coprono oltre il 44% di tutti i nomi attribuiti ai maschi e oltre il 38% di quelli delle femmine.

 

 

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