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Deficit attenzione e iperattività: rischio genetico condiviso tra madre e figlio

13 maggio - Le madri che presentano un elevato rischio genetico per il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (Adhd) e per altri disturbi dello sviluppo neurologico, possono assumere durante la gravidanza comportamenti che espongono il bambino a dei rischi di sviluppare patologie neurologiche. È quanto emerge da uno studio pubblicato da Jama Psychiatry. 

(Reuters Health) – “Le madri trasmettono ai loro figli le informazioni genetiche, e forniscono loro l’ambiente prenatale. Pertanto, è possibile che le associazioni tra i fattori di rischio ambientali della gravidanza e disturbi dello sviluppo neurologico del bambino non siano causali, ma determinati da un rischio genetico condiviso tra madre e figlio”. A parlare è Beate Leppert, dell’Università di Bristol, prima autrice di uno studio che ha studiato la correlazione tra ambiente e fattori genetici materni nello sviluppo del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD).
 
“Abbiamo misurato il rischio genetico materno per l’ADHD, l’autismo e la schizofrenia, e valutato se questi fattori di rischio genetici aumentino, nel corso della gravidanza, l’esposizione per il bambino a dei fattori ambientali che sono considerati fattori di rischio per questi disturbi”.
 
Lo studio

Leppert e colleghi hanno calcolato i punteggi di rischio poligenico (PRS) di 7.921 madri con un età media di 28,5 ,a partire dai dati genotipici provenienti dall’Avon Longitudinal Study of Parents and  Children. Le madri sono poi state sottoposte a un questionario relativo allo stile di vita. Sono state chieste informazioni su abitudini come fumo, consumo di alcol, e anche l’indice di massa corporea, l’uso di integratori alimentari e farmaci in gravidanza.
È stato chiesto loro se fossero affette da malattie come diabete, ipertensione, reumatismi, psoriasi, depressione, e sono state raccolte informazioni su fattori perinatali quali il peso alla nascita, eventuale parto prematuro o parto cesareo.

I punteggi di rischio poligenico per l’ADHD è stato associato a molteplici fattori prenatali, tra cui infezioni, bassi livelli di mercurio nel sangue e livelli ematici di cadmio più elevati. Associazione tra rischio ambientale, genetico e disturbi neurologici.

“Abbiamo scoperto che un alto rischio genetico per l’ADHD nelle madri è correlato ad una serie di fattori ambientali associati a un rischio per il bambino di sviluppare ADHD, come l’esposizione ai metalli pesanti e infezioni durante la gravidanza”.

Leppert sottolinea che “il rischio genetico per disturbi dello sviluppo neurologico sui fattori prenatali è stato misurato nella popolazione generale, anche nelle madri che non manifestano necessariamente il disturbo, ma potrebbero avere dei sintomi sottosoglia. I nostri risultati suggeriscono che le associazioni tra i fattori di rischio in gravidanza e i disturbi dello sviluppo neurologico dei bambini possono essere almeno in parte dovuti a fattori di rischio genetici, in particolare per l’ADHD”.

Nulla suggerisce invece un’associazione tra i punteggi di rischio poligenico per disordini dello spettro autistico o per la schizofrenia e gli eventi avversi alla nascita. “Questi risultati mettono in evidenza la necessità di tener conto dei fattori genetici e di usare diversi approcci quando si valutano gli effetti delle esposizioni prenatali sui disordini dello sviluppo neurologico del bambino”, concludono gli autori dello studio.

Fonte: JAMA Psychiatry 2019

Marilynn Larkin

(Versione italiana per Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

 

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