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Raccontare il Covid al femminile. Incontro online promosso dalla Biblioteca Alessandro Liberati

6 marzo - Per celebrare la “festa della donna”, l'8 marzo, la Biblioteca Alessandro Liberati promuove BAL Talk “Il senso delle donne per l'insieme”, incontro online trasmesso in diretta ZOOM con lo scopo di capire meglio come hanno reagito le donne all'emergenza pandemica, chiamando a intervenire alcune professioniste impegnate nel lavoro assistenziale, organizzativo e di ricerca sul Covid-19. Il programma

“Perché ho pensato di presentare questo libro con una squadra al femminile? Il punto è che in qualche maniera mi piaceva dimostrare che quando si vuole far parlare le donne, se le cerchi le trovi. Se pensiamo al CTS, o ad organi e comitati tecnici e istituzionali, soprattutto nei primi sei mesi della pandemia abbiamo visto team composti solo da figure maschili, quando invece di donne che hanno qualcosa da dire e da comunicare sul Covid ce ne sono tante. Una dimostrazione la daremo in occasione della BAL Talk dell'8 marzo, poiché per la presentazione di questo libro in 24 ore siamo riusciti a trovare più di dieci donne disponibili a raccontare le proprie esperienze e dare le proprie opinioni sul Covid. E si tratta di donne provenienti da ambienti diversi: abbiamo dal medico al decisore, dall'infermiera al direttore sanitario e via dicendo, e ognuna di noi ha avuto un ruolo importante e continua ad averlo, durante questa pandemia. Per cui mi chiedo: possibile che siano davvero soltanto uomini gli esperti del Covid?”.
 
Queste sono le parole di Marina Davoli, direttore del Dipartimento di Epidemiologia SSR del Lazio – ASL Roma 1, e il libro in questione è Il senso dell'insieme, di Rebecca De Fiore Fabio Ambrosino. Un pensiero decisamente condivisibile riguardo una gestione che, quantomeno in un primo momento, ha visto un numero irrisorio di quote rosa soprattutto in organi come quelli citati dalla dottoressa Davoli.

Eppure le donne sono state da subito in prima linea nella lotta al Covid, da ogni punto di vista, come è emerso anche dallo studio The impact of COVID-19 on women di UN Women, l'Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile.

Il 2020 sarebbe dovuto essere l'anno di una definitiva rivoluzione in favore dell'uguaglianza di genere, e invece la pandemia di COVID-19 ha fatto emergere con forza disuguaglianze preesistenti, sottolineando le vulnerabilità dei sistemi sociali, politici ed economici che a loro volta hanno amplificato gli impatti della pandemia, che in ogni ambito sono esacerbati per donne e ragazze semplicemente in virtù del loro sesso.

Donne costrette di fatto al silenzio - come sottolinea anche Laura Amato, direttore della U.O.C. Documentazione Scientifica, Linee Guida e HTA al DEP Lazio - “perché a parlare erano gli uomini, nei posti di maggiore visibilità”, ma che hanno continuato ad agire, a combattere e lavorare in prima linea, sostituendo alle parole i fatti.

E parlando di esperienze virtuose, sul campo e in prima linea, un esempio diretto tra le donne presenti alla BAL Talk dell'8 marzo è quello di Antonietta Spadea, direttore della UOC Vaccinazioni, Responsabile scientifica della Campagna di vaccinazione antiCoViD-19, e specialista in Igiene e Medicina Preventiva e in Malattie Infettive.

“Dall'inizio dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19 mi sono occupata della campagna di informazione e formazione rivolta al personale sanitario della nostra Azienda per promuovere le misure di prevenzione e contenimento contro il Covid, e da ottobre anche la vaccinazione contro influenza e pneumococco con il personale sanitario dei nostri Presidi territoriali e ospedalieri”.

O ancora quello di Silvana Di Florio, Coordinatore Infermieristico Terapia Intensiva DEA – COVID, che sottolinea come all'inizio della pandemia, dentro di lei “le sensazioni e le emozioni si accavallavano e si avvicendavano annichilendo il concetto del tempo che passava, e ritrovandosi a lavorare incessantemente per ore, senza poter bere mangiare o semplicemente sedersi, ma con la voglia di essere presente”. E questo non per essere un'eroina o per fare la differenza, ma perché il lavoro serviva a migliorare il quadro assistenziale, a dare voce e supporto a chi in qualche modo aveva bisogno di lei.

Di lei, come di molte altre donne che potremmo definire in fondo multitasking nel vero senso della parola, perché come sottolinea in modo certosino Nera Agabiti, direttore della U.O.C. Epidemiologia dello Stato di Salute della Popolazione al DEP Lazio, la “peculiarità della donna è la capacità di visione integrata degli eventi, degli stimoli siano essi positivi o negativi, di interpretazione della realtà e di reazione alle diverse situazioni. Troviamo spesso associata questa caratteristica con altri elementi quali l'intelligenza emotiva, il senso pratico, il coraggio, la generosità, la maturità umana, e tutto ciò è particolarmente evidente in questo periodo di emergenza pandemica. Basti pensare alla sfida di vita affrontata da molte donne, le quali hanno dovuto gestire con grande responsabilità e in maniera tempestiva una nuova organizzazione degli impegni di lavoro e di famiglia. Con la conseguenza di cambiamenti anche rilevanti nella propria vita - a cominciare in molti casi dalla perdita stessa del lavoro - e con la necessità di ri-adattamento sostanziale alle mutate condizioni della vita familiare e sociale, nell'incertezza sul futuro che persiste e ci interroga”.

Già, come viene ricordato anche nel libro Il senso dell'insiemela pandemia ha contribuito ad aumentare la pressione sulle donne ed ha accentuato maggiormente le disuguaglianze di genere, con tutti i problemi a cascata.

Eppure – come viene sottolineato ancora una volta nel libro di Rebecca De Fiore e Fabio Ambrosino - in Italia il tasso di occupazione femminile (49,5 per cento) è già il più basso d’Europa, nonostante le donne siano in media più istruite degli uomini (sono il 60 per cento dei laureati). Oltretutto, secondo le Nazioni unite, in tutto il mondo le donne impegnate in prima linea nell’assistenza ai malati di Covid-19 sono il 67 per cento, mentre rappresentano solo il 25 per cento dei parlamentari e il 10 per cento dei capi di stato o di governo.

Ma allora perché sono state lasciate ai margini del processo decisionale? “Lavorando nella ricerca epidemiologica da molti anni sembra difficile trovare delle giustificazioni allo squilibrio di genere constatato durante la pandemia. In questi mesi sono state prese decisioni che saranno in grado di influenzare la vita delle persone nell’immediato e a lungo termine, che avranno ripercussioni sull’economia, sull’ambiente, e ancora una volta sono state prese solo da una parte della popolazione”, ha risposto Paola Michelozzi, direttore della U.O.C. Epidemiologia Ambientale, Occupazionale e Registro Tumori.

Una volta tanto, almeno noi proviamo a far parlare le donne, perché di cose da dire ne hanno davvero molte.

 

L'appuntamento è all'8 marzo (dalle ore 17 alle 18.30) con la BAL Talk “Il senso delle donne per l'insieme”. L'incontro sarà trasmesso in diretta ZOOM al link: https://us02web.zoom.us/j/81865637517

A cura di Tiziano Costantini
Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio

 

 

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